Il Garante della privacy ha sdoganato la firma grafometrica, dando il via libera a un progetto di una famosa Banca che prevede l’introduzione, nelle proprie agenzie, di un tablet apposito. Prima di parlare di firma grafometrica (cioè quella firma che potete fare scarabocchiando il vostro nome sul tablet del postino o sulla tavoletta che vi allunga un impiegato allo sportello), bisogna chiarire un punto fondamentale: le aziende non possono fare a meno del digitale. O meglio dei processi di business digitali.

Oggi la dematerializzazione dei documenti si è diffusa. Sempre più aziende si affidano in toto a una gestione elettronica. Il motivo è semplice: archiviare il cartaceo o digitalizzare i contenuti a posteriori è un modello superato e dispendioso.
Per accorciare i tempi e ridurre i costi, imprese pubbliche e private cercano di sviluppare un document management quanto più agile possibile. La novità è che oggi, grazie alla firma grafometrica, è addirittura possibile digitalizzare anche quei documenti e quei processi che fino a qualche tempo fa non era possibile dematerializzare per questioni tecniche ma, soprattutto, per questioni normative.

Un po’ di decreti

Nella definizione di firma grafometrica rientra il concetto di firma elettronica avanzata. Di che si tratta? Prendiamo la sua definizione dal Decreto legislativo 235/2010 (modifica dell’82/2005) che ha introdotto a livello normativo l’importante innovazione tecnologica. L’articolo recita:

Firma elettronica avanzata: insieme di dati in forma elettronica allegati oppure connessi a un documento informatico che consentono l’identificazione del firmatario del documento e garantiscono la connessione univoca al firmatario, creati con mezzi sui quali il firmatario può conservare un controllo esclusivo, collegati ai dati ai quali detta firma si riferisce in modo da consentire di rilevare se i dati stessi siano stati successivamente modificati.

Ma c’è di più: l’articolo 21 del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, in cui sono apportate le seguenti modifiche:

2. Il documento informatico sottoscritto con firma elettronica avanzata, qualificata o digitale, formato nel rispetto delle regole tecniche di cui all’articolo 20, comm 3, che garantiscano l’identificabilità dell’autore, l’integrità e l’immodificabilità del documento, ha l’efficacia prevista dall’articolo 2702 del codice civile. L’utilizzo del dispositivo di firma si presume riconducibile al titolare, salvo che questi dia prova contraria.

Cosa significa in parole povere? Basta ricordarsi il 2702 del Codice Civile in merito all’efficacia della scrittura privata che recita:

La scrittura privata fa piena prova, fino a querela di falso, della provenienza delle dichiarazioni da chi l’ha sottoscritta, se colui contro il quale la scrittura è prodotta ne riconosce la sottoscrizione, ovvero se questa è legalmente considerata come riconosciuta.

Dunque? La firma grafometrica fatta con un pennino su un tablet, che è un particolare tipo di firma elettronica avanzata, è valida a tutti gli effetti di legge ed ha lo stesso valore legale della firma fatta sul foglio di carta.

In conclusione la firma grafometrica è certamente un vantaggio per le aziende e può essere tranquillamente introdotta nei diversi sistemi informativi già presenti senza grossi investimenti, evitando di rendere le nostre scrivanie piene di fogli di carta polverosi e il nostro lavoro lento, poco competitivo e poco efficiente. (Fonte: The Biz Loft)

Fonti: Gazzetta Ufficiale – Articolo del Corriere delle Comunicazioni

Pubblidata offre una soluzione di firma grafomentrica molto vantaggiosa direttamente collegata al sistema di gestione documentale e di processi ARXivar. QUI una brochure con maggiori informazioni.